sabato 1 febbraio 2014

Qualcuno a cui dare il Cu…ore

Capiamoci: io non ho (quasi) niente contro l’amore, ci sono un sacco di cose peggiori al mondo (per esempio ritrovarsi “Miele” di Gigi d’Alessio sul pc dopo averlo fatto formattare da quella che credevi una persona normale.) Tuttavia, come tante altre persone ciniche hanno l’occasione di dire ogni anno, non riesco a vedere il senso di dedicare un giorno di febbraio a una cosa del genere, nella stessa misura in cui non vedo il senso di dedicare una giornata a, diciamo, i cani col cappottino. Si tratta di una cosa di cui comunque non tutti possono godere e che viene riconosciuta abbastanza importante da giustificare vetrine piene di oggetti essenzialmente brutti, ma non la chiusura delle scuole, esattamente come agirebbe un’eventuale festa dei cani col cappottino (oddio che immagine orrenda). Alla luce del fatto che se una festa non serve a chiudere le scuole perde di ogni utilità, spero abbiate compreso la mia posizione a riguardo.
Ignorerei il 14 febbraio molto volentieri se non fosse il mio compleanno. Le conseguenze di questa sfortunata fatalità sono, a voler stringere, tre:
1)      Tutti sanno chi è il santo del giorno in cui sei nato, e giustamente quando lo sentono diventano tutti cattolici convinti, così da poter fare la domanda piu’ intelligente del mondo: “E perché non ti hanno chiamato Valentina?”. Io consiglierei a tutte queste persone di dare un’occhiata al calendario dei santi per vedere a cosa corrisponde il loro compleanno: voglio vedere che faccia fate se vi chiedo come mai non vi chiamate Telesforo o Ulla. 
2)      A meno di non assistere a particolari congiunzioni astrali, sulla ventina di amici che senti regolarmente ce ne sarà almeno una metà che a San Valentino piange o si incazza per storie cominciate, proseguite o finite male (una delle tre, o anche tutt’e tre).
3)      L’altra metà, giustamente, non ti caga piu’ di tanto per la ragione opposta.
Un vantaggio, l’unico, è che di certo non si corre il rischio di passare la serata di San Valentino a imitare Bridget Jones che guarda documentari sull’accoppiamento dei leoni, eventualmente con un barile di gelato. Non ho mai passato un San Valentino da sola, questo è certo.
Essendo nata in questo giorno di merda, comunque, ho avuto un sacco di occasioni di esaminare tutte le cose che odio di piu’ tra le romanticherie. E’ venuto fuori che si tratta di:
-          Le scritte sui muri.
-          I soprannomi che si ispirano a “trottolino amoroso”, e quindi
-          LE SCRITTE SUI MURI CON I SOPRANNOMI
-          L’uso di Shakespeare nei baci perugina
-          Le cene a menu’ fisso per coppie. Per carità, mi innamoro anch’io ogni tanto e lo so che si diventa cerebrolesi, per cui immagino che ci possano essere difficoltà a leggere il menu’ normale in alcuni casi limite, ma non mi sembra un buon motivo per promuovere questa tendenza.
-          I peluche a forma di cuore. No, sul serio, su questo potrei scrivere un poema. A parte che è assolutamente vero quello che sostiene la fidanzata di Sheldon Cooper, cioè che la nostra rappresentazione di “cuore” è un simbolo ispirato a un paio di chiappe e sicuramente non al cuore umano, e devo anche aggiungere che oltre tutto non si tratta manco di un bel sedere, ma in ogni caso io considero sensati i peluche esclusivamente se sono a forma di animale o di qualcosa di simpatico. Tra l’altro è comune trovare questi poveri orsi, panda, delfini abbracciati a degli orrendi cuori con su scritto “I love you”, e la gente è così crudele da CUCIRE quell’orrore addosso al peluche originale, cosicché che comunque quel cuore di merda te lo devi tenere. Che poi in camera di una ragazza fa effetto bimba-minchia anche se la padrona della stanza è laureata in legge col massimo dei voti; in camera di un ragazzo, non ci si può far niente, è una cosa gay. Ma anche senza tutte queste riflessioni: i cuori di peluche sono, semplicemente, brutti.
-          LE SCRITTE SUI MURI CON I SOPRANNOMI CIRCONDATI DA CUORI.

Ora, mi si può chiamare pesante, esagerata, e si può ribattere che se succedesse a me di sentirmi chiamare “gattina mia” e di godere del menu’ fisso per coppie di Lilly e il Vagabondo mentre due italo-americani suonano la fisarmonica (strumento molto diffuso a Napoli secondo Walt Disney) la penserei diversamente. Oh, ma perché me la dovete tirare? E’ il mio compleanno, cazzo!

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