Stamattina mi sono svegliata
bianca e viola. Da due giorni ho una specie di influenza che si compone di mal
di gola, sinusite (prima o poi, in vita mia, riuscirò a dire “sinusite” senza
pensare a Sir Biss di Robin Hood?) tosse, labirintite. Per quanto si tratti di
semplici sintomi influenzali, non è nella mia natura rassegnarmi a stare a
letto con l’endovena di actifed che mi sarebbe dovuta, il che significa che
pass ugualmente le mie giornate fuori casa a lamentarmi di queste cosette come
se fossi una malata terminale di tubercolosi. Se poi sia delirio di onnipotenza
o semplice desiderio di rompere i coglioni è un dettaglio che vi lascio liberi
di interpretare. Comunque. Ieri sera, intorno alle dieci e quaranta, avevo
programmato di andare a letto poco prima di mezzanotte perché stamattina avrei
dovuto svegliarmi alle 7, e con l’influenza sarebbe stato piu’ tragico del
solito, e così facendo avevo anche calcolato i tempi per fare colazione con
calma, vestirmi decentemente per andare a lezione (sì, io il sabato mattina ho
lezione di tedesco. Per piu’ di tre ore. No, non c’era un altro corso, pensate
che sia imbecille?) e tante altre belle cose che mi piace immaginare prima di
andare a dormire. E invece, come sempre quando programmo tutto ciò, ho fatto le
tre. Fin qui niente di nuovo, tutti conosciamo il fenomeno della “fascia oraria
delle Bermude” trattato da Zerocalcare.
Ora, il fatto è che quando mi
sveglio in ritardo (= sempre) divento praticamente cieca o se va bene
daltonica, e comincio a vestirmi totalmente a caso. E no, non mi guardo neanche
allo specchio prima di uscire. Per cui sono uscita occhialuta, con i capelli da
strega dell’Ovest, e stranamente con tre cose viola addosso. Prima della
lezione avevo appuntamento con l’idraulico al mio appartamento di S. Lorenzo,
quello che sto cercando di affittare da mesi (certo, qui non è il posto adatto
per la pubblicità, ma cmq sono 40 metri quadri, riscaldamento autonomo, a due
passi dall’università, balcone… daje, è un messaggio subliminale perfetto). L’avevamo
chiamato io e il mio vicino di casa, essenzialmente perché ho i funghi sul
soffitto del bagno, e questa non è una cosa molto normale. Credevo ci fosse una
perdita, e avevo pensato che una fauna di batteri da penicillina in una foresta
di case dei Puffi accanto alla doccia non avrebbe aiutato il mio lato di agente
immobiliare. Da qui la visita alle 8,30. Insomma, dopo cinque minuti di
toccatine al soffitto l’idraulico mi dice che non c’è nessuna perdita, che è
solo un effetto dell’umidità che si
condensa lì. Gli chiedo perché mai dovrebbe succedere una cosa del genere, e mi
risponde che è normale in bagni che non hanno il controsoffitto e non hanno
finestre. In realtà il mio la finestra ce l’ha, glielo faccio notare.
<Certo, ma quando fai la
doccia la tieni chiusa.>
Grazie al cazzo. <Ma quindi
non c’è un modo di evitare questa colonia batterica?>
<Ma si che c’è. Fai la doccia
con la finestra aperta.>
Gli chiedo se sta cercando di
prendermi in giro.
<Ma no, è la verità.>
Chiamo il mio vicino di casa e
gli spiego la faccenda. Mi chiede se sto cercando di prenderlo in giro.
In tutto questo, sono ancora le
nove di mattina. Alle nove e mezzo arrivo al Goethe Institut, dove lascio le
mie cose in aula e corro in bagno a bere un litro d’acqua. A questo punto, per
la prima volta dalle due ore in cui sono sveglia, mi faccio lo scrupolo di
guardarmi allo specchio. Il risultato è che ho la faccia totalmente cadaverica
e ho abbinato i vestiti alle occhiaie. Grazie a Dio il mio insegnante viene da
un paese in cui si mettono i calzini con i sandali.
A lezione facciamo Novalis, non
si sa perché. Noto che, dopo tre anni di germanistica, “Heinrich von
Ofterdingen” continua a sembrarmi un trip da funghetti allucinogeni. A questo
punto mi viene in mente l’insegnante che ci aveva spiegato il romanticismo due
anni fa, che arrivata a E.T.A. Hoffmann si era sentita in dovere di fare un
approfondimento sulle droghe piu’ usate da Ornella Vanoni. Ok, questo spiega
perché ancora non capisca Novalis.
Alla fine della lezione torno a
casa per circa due secondi. Mia madre mi chiede come è finita con l’idraulico e
la perdita. Le spiego della condensa etc etc. Mi chiede se sto cercando di
prenderla in giro.
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