Una cosa che descrive
perfettamente la mentalità delle donne è il seguente processo mentale: sono
grassa, sono infelice perché sono grassa, siccome sono infelice mangio.
Una cosa che invece rappresenta l’idiozia
della razza umana è il modo di scegliere la Pasqua. E’ una roba che ha che fare
con le lune, tipo “domenica dopo il primo plenilunio dopo l’equinozio di
primavera”. Nel senso, o è così o l’ho presa da The Blair Witch Project. Ora,
realizzato questo diventa relativamente facile capire perché a Roma a Pasqua
piove. Io ho scoperto questa cosa all’ultimo anno di liceo, e devo dire che
sono rimasta abbastanza contenta di sapere che si trattava di una faccenda
scientificamente provata e non il risultato di diciott’anni di sfiga. A questo
punto mi sono chiesta 1) perché nessuno me l’ha mai detto? 2) perché cazzo
continuiamo a programmarci le gite per Pasqua quando si sa che piove? No,
davvero, anni e anni di progetti andati a monte. Sai la gente che si prende gli
smart-box per Ischia in quel periodo. Tutto inutile. Ecco a che serve studiare
geografia astronomica (diciamocelo, il resto non vi servirà).
Una cosa che invece descrive la
mia sfiga è che il mio dito medio ha raggiunto delle dimensioni impressionanti
a causa di un’infezione che non si sa bene che origine abbia. Questo ha dato
origine al seguente dialogo col farmacista:
“Mi dà l’aureomicina?”
“Non si trova.”
“Cioè?”
“Non si trova.”
Prendo atto del fatto che avrò
bisogno di tanto autocontrollo. “Nel senso che l’ha persa?”
“Nel senso che ci sono dei
problemi.”
Tra i problemi che mi vengono in
mente ci sono: 1) due persone stanno scopando nel ripostiglio e lui non può
andarci perché si sente in colpa; 2) l’aureomicina è in realtà anche
utilizzabile come candito per colombe e dunque di venerdì santo ce n’è penuria;
3) un medicinale con sessant’anni di successi alle spalle è stato radiato per
colpa di qualche evasore fiscale.
Siccome siamo in Italia, scelgo
la terza. “Problemi legali?” chiedo.
“Eh già.”
“Bene. Allora cosa posso prendere
per questo?” E ovviamente, nel dir ciò lo mando a fanculo.
Lui rimane perplesso. Poi dà
prova di non essere un imbecille e guarda il dito. “Gentamicina.” dice. Molto
bene.
Il farmacista non lo sa, ma
quando ero piccola ho scritto un tema sulla mia famiglia in cui ho descritto
una situazione tipo: “a casa non c’è mai cibo. In compenso l’armadietto delle
medicine è sempre pieno.” L’innocenza di una bambina di otto anni che per poco
non ha mandato al gabbio i suoi genitori per spaccio. Non vengo da una casa in
cui una malattia si cura con una pomata: col cavolo. E comunque, a casa due ore
di “ma ti pare che hanno radiato l’aureomicina! Io i farmacisti li odio! Lo sai
che ai miei pazienti è già difficile far prendere gli psico-farmaci, e loro si
mettono in mezzo…etc etc etc” non me le leva nessuno.
Dopo due giorni di Gentamicina,
il dito si triplica. Mi sento il signor Burns con la ritenzione idrica. Faccio
notare la cosa a mia madre, che a questo punto entra in azione: va in farmacia
(un’altra) e prende un altro sostituto dell’aureomicina. Tra i componenti non ce
n’è uno in comune col farmaco che ho preso per due giorni. Facciamoci due
domande. Mi riempio dunque di questo cortisone e prendo una cosa estratta dall’ananas
che come “dose d’attacco” ha un dosaggio di quattro volte al dì. Me cojoni.
Siccome non basta, entra in azione anche mio padre, che mi riempie di
Amoxicilina&AcidoClavulcanico (Augmentin) e mi dice di prendere un
anti-infiammatorio. Faccio notare a mio padre che ho già preso quattro
medicine. Mio padre mi dice che non fa niente, lui ne prende dieci al giorno.
Perfetto.
Come anti-infiammatorio scelgo la
tachipirina, di cui ho trovato l’ultima pastiglia per culo. La novalgina è
finita. Mio padre mi dice che la tachipirina è troppo leggera, ma ovviamente io l'ho già presa. Mia madre
propone un rinforzo con l’aspirina. Certo, dopo il cortisone, l’antibiotico, le
pillole all’ananas e la tachipirina, l’aspirina avrà l’effetto fulminante. Praticamente
è utile quanto le Alpenliebe.
Mio padre mi dice che l’iniezione
di antibiotico si fa sempre piu’ inevitabile. Mia madre mi dice che non mi
rendo conto di quanto le punture settimanali di penicillina di quando ero piccola
mi abbiano salvato la vita. Io riesco a pensare solo a quanti amici si stanno
facendo i miei anticorpi, una scena tipo “esplorando i corpo umano”. Vado a
prendere l’ultima pillola all’ananas per questo dì. Buona Pasqua. Domani piove.